Il Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglio è in realtà un umanoide telecomandato rosso e nero, tale Lightning.
Le gambe meccaniche percuotono con rabbia l’asfalto, le braccia mulinano con fare quasi buffo. Nella gara degli umanoidi telecomandati o a guida autonoma, parallela a quella degli umani, un paio di concorrenti si accartocciano a terra, un altro lo vedi “scappare” in uno spartitraffico come costretto da impulsi niente affatto robotici. Eppure il Bianconiglio, umanoide a marchio Honor, taglia il traguardo in 50’26”, il tempo più veloce mai corso da un essere (umano o robotico) con due arti o protesi inferiori sulla distanza della mezza maratona (21,097 km).
Primato cinese, come la nazionalità di Honor e il luogo (Pechino, nell’area periferica di Yizhuang) in cui si tiene la gara-esibizione dal finale piuttosto bizzarro. L’infaticabile Lightning si schianta infatti contro i tabelloni pubblicitari a una cinquantina di metri dall’arrivo. Viene rimesso in “piedi” da esseri umani, sospinto romanticamente alla stregua di un Dorando Pietri robot.
VANTAGGI
Lightning è entrato nella storia il mese scorso. Il record del mondo in carne e ossa della mezza maratona è stato invece stabilito l’8 marzo dall’ugandese Jacob Kiplimo in 57’20”, a Lisbona. A dirla tutta, un anno fa lo stesso Kiplimo aveva corso a Barcellona un 56’42” che non gli fu però omologato, cancellato a un anno di distanza perché corso nella scia della “crono-car”, l’auto che indica minuti e secondi ai runner.
Ben più netto fu il vantaggio (i vantaggi) di cui godette il re Eliud Kipchoge che nel 2019, a Vienna, con un paio di Nike ZoomX Vaporfly Next% ai piedi stabilì un non omologabile 1h59’40” nella maratona. Il bicampione olimpico keniano fu infatti aiutato dall’indicatore laser del ritmo perfetto proiettato dall’auto di scorta e da 35 lepri che si avvicendarono lungo un percorso ideale con appena due curve. All’appello anche rifornimenti volanti anziché i punti fissi, come nelle gare tradizionali.
Condizioni irregolari o no, Kipchoge voleva soprattutto dimostrare quanto fosse vicino quel traguardo e con il suo team riuscì a costruire un evento spettacolare a metà strada tra sport e scienza. Corse a un ritmo impossibile, avvicinando l’uomo alla barriera delle due ore nella maratona, la distanza regina dell’atletica con i suoi 42,195 km.
Per trasformare in acqua passata l’impresa di Vienna, per far dimenticare i robot cinesi, è dovuto intervenire un uomo, Sabastian Sawe, keniano anche lui, il primo a riuscire nell’impresa stavolta con tutti i crismi dell’ufficialità: 1h59’30”. Era il 26 aprile, a Londra, città che, incredibilmente, ha visto capitare sotto quella soglia anche il secondo classificato, l’etiope Yomif Kejelcha: 1h59’41” al debutto sulla distanza. Terzo e anche lui sotto il precedente record mondiale lo stesso Kiplimo: 2h00’28”.
SCARPE E CARBOIDRATI
Noto nell’ambiente per le sue posizioni anti-doping, fino ad arrivare a richiedere controlli a tappeto (e furono ben 25) nei due mesi precedenti la maratona di Berlino 2025, Sawe calza Adidas Adios Pro Evo 3 da 97 grammi, le più leggere in commercio. A proposito, prezzo di listino sul sito del produttore: 500 euro. Da molti neofiti sono state criticate, tacciandole di essere un prodotto monouso. La realtà è che non parliamo di una scarpa studiata sulla resistenza, bensì per preparare e accompagnare la performance. Ciò non toglie che magari il buon Sabastian non ci sia poi andato a passeggio per Piccadilly. Si parla tanto della piastra in carbonio? Nella calzatura in questione questa viene sostituita da una struttura circolare sempre in carbonio che lascia il piede libero nella parte centrale e consente di correre (così è stato calcolato) un secondo al chilometro meglio di quanto non permettano i modelli più avanzati. Risultato: un ritmo da 2’51” al chilometro nei primi cinque chilometri e da 2’45” a due chilometri dal traguardo. Ed è la stessa scarpa di Kejelcha e di Tigst Assefa, etiope trionfatrice tra le donne, sempre a Londra. Tutto orgoglio, giustamente, per Patrick Nava, ingegnere italiano a capo del progetto running del marchio.
Partendo dall’impresa di Abebe Bikila a Roma ’60, 2h15’16” allora record del mondo gareggiando a piedi nudi, siamo ufficialmente su un altro pianeta. Tanta scienza, ovviamente, anche sul versante alimentazione, studiata dalla svedese Maurten partendo dalla soglia di 100 grammi di carboidrati l’ora sostenibile da un runner. Ebbene, Sawe è riuscito a consumarne 115 grammi l’ora. A una colazione con due fette di pane, del miele e un tè, ha aggiunto più avanti bicarbonato e gel alimentari. Ha inoltre registrato 154 battiti cardiaci per minuto, di media, toccando punte da 174. A Berlino arrivò invece a 156 e 171.
EFFETTO CALDO
La scienza, però, corre in soccorso anche per sconfiggere ben altro avversario di runner e marciatori: il caldo, che un po’ ovunque obbliga gli organizzatori a prevedere partenze all’alba. Una soluzione che si è rivelata insufficiente per le gare di lunga distanza agli ultimi Mondiali di Tokyo, in cui si sono visti braccioli, gilet e berretti refrigeranti. Dove fissare a questo punto i nuovi traguardi umani? Se li paragonassimo a quelli degli umanoidi-Bianconigli andremmo oltre la fantascienza: solo un anno fa, nella “mezza”, Tiangong Ultra corse 2h40’42”.
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