Luna, una giornata con Christina al Moon Village del programma Artemis: igloo di regolite “made in Italy"

Sono le 7.10 (ora lunare) di giovedì e Christina deve sbrigarsi. Alle 8 deve essere al laboratorio mobile della Nasa al cratere Cabeus per gli esperimenti sul recupero di acqua dalle falde ghiacciate sotterranee, così frequenti al Polo Sud della Luna. Un’occhiata al salotto-cucina-ingresso del trilocale semi-interrato con vista sulla Terra: tutto in ordine, solo deve ricordarsi di segnalare il funzionamento a singhiozzo della toilette dell’igloo che recupera l’urina e anche, come dicono gli americani, i rifiuti “numero due”. Quest’ultimi vengono usati come fertilizzanti per le serre degli ortaggi proprio come avviene sulla Terra, mentre dall’urina si ricava l’urea utilissima per impastare e “legare” la regolite – pietre e polvere lunare – con cui vengono alimentate le stampanti 3D che fabbricano i mattoni per le nuove abitazioni del villaggio. Christina non rimpiange certo i primi moduli abitativi del Moon Village del programma Artemis, soprattutto quelli semigonfiabili americani inseriti nelle grotte per ripararli dalle radiazioni e dalle meteoriti che sulla Luna arrivano sempre al suolo come bombe perché non c’è atmosfera a rallentarli.

Gli igloo con cupole del moon villagge

Molto meglio questi igloo a tre piani di cui due sotterranei, sempre sfruttando caverne e cavità e che di fatto sporgono solo 3 metri dalla superficie: molte parti di essi sono opera degli italiani della Thales Alenia Space, comprese le magnifiche cupole a 7 finestrini: 3 per ogni igloo il cui tetto è protetto da mattoni di regolite e di roccia grezza. Sono “bow window” che danno luce alle stanze e soprattutto motivi per sognare guardando le stelle così vicine, la meravigliosa Terra blu e, laggiù all’orizzonte, il rosso di Marte, la prossima tappa. Oltre a quello di Christina, la base lunare conta 12 di questi igloo che inglobano i moduli abitativi e altri sono in costruzione, sempre sfruttando risorse lunari ché il trasporto dalla Terra sarebbe troppo costoso.

E poi oggi è il 7 giugno 2029, appunto giovedì, il compleanno di Anne, la sua coinquilina, e Christina deve ricordarsi di fare un po’ di scorte all’astrospaccio all’ingresso della base: la sorpresa sarà la torta Tiramisù, ma anche pizza, lasagne e (sic) “spaghetti bolognese”. Tutti gli astronauti ne vanno pazzi e cercano sempre di farsi regalare qualche porzione di cibo italiano quando fanno scalo alla nuova stazione orbitante Lunar Gateway, anch’essa dotata di moduli, soprattutto quelli abitativi, Made in Italy, spesso affidati a Samantha Cristoforetti o Luca Parmitano. Allora un saluto all’amica e collega Anne McClain, veterana pluridecorata pilota di elicotteri in Iraq e pure nazionale di rugby, che è in “call” con la sua compagna sulla Terra, e poi via sul rover che lascia profonde orme sulla polvere lunare. «Fantastico – pensa sempre Christina Koch, ingegnera elettronica e fisica, ovvero colei che ha compiuto due anni fa il nuovo e celebratissimo primo passo sulla Luna dopo quello di Neil Armstrong nel 1969 – questo MoonMaps: è dettagliatissimo e non perde mai il segnale».

La veterana della Nasa conosce bene il tragitto di 12 chilometri, ma meglio non rischiare perché poi quei crateri, alcuni grigi, altri grigi e certi altri grigi, si somigliano tutti. Grazie a una rete di 8 satelliti del consorzio di Telespazio (Leonardo 67% e Thales 33%) e Thales Alenia Space (Thales 67% e Leonardo 33%), tutta la Luna, faccia nascosta compresa, è connessa.

MOONMAPS

È stato fra il 2020 e il 2021, in piena pandemia Covid, che sono entrati nel vivo gli studi e le realizzazioni per le sezioni “abitative” e i sistemi di telecomunicazione del programma Artemis che segna il ritorno dell’uomo sulla Luna, un formidabile booster per la new space economy che nel frattempo ha visto il decollo delle imprese private come SpaceX di Elon Musk, chiamata a fornire l’astronave per l’allunaggio, ovvero l’ultima tappa del viaggio che prevede una sosta nella stazione Lunar Gateway, in servizio dal 2024 che stazza 40 tonnellate, 60 in meno della Stazione spaziale internazionale sulla quale metà dei moduli abitativi sono Made in Italy. La Lunar Gateway, la cui progettazione è seguita in prima persona da Samantha Cristoforetti, orbiterà attorno alla Luna a una distanza fra 3mila e 70mila chilometri e sarà anche stazione di rifornimento, decisiva nel programma lunare della Nasa: i suoi moduli Esprit e I-Hab sono stati commissionati dalla Nasa all’Agenzia spaziale europea e affidati a Thales Alenia Space con un contratto da 327 milioni di euro e sempre Tas realizzerà a Torino e a Roma anche il modulo Halo (la prima cabina abitabile della nuova stazione) per conto della Northrop Grumman.

Anche per il Moon Village entra in gioco l’Agenzia spaziale italiana che sempre con Tas ha varato 16 progetti per strutture abitative sulla Luna e nella sua orbita. Contratti che comportano non solo forti ritorni economici, ma anche “posti-missione” per gli astronauti: sulla Luna è toccato prima agli americani, ma arriverà il momento degli europei, degli italiani come Cristoforetti e Luca Parmitano. «Attraverso questi contratti, Tas sta mettendo a punto tutte le proprie competenze per espandere le conoscenze e superare le frontiere dell’esplorazione lunare», Massimo Claudio Comparini, ad di Tas Italia. Intanto Christina è arrivata, parcheggia il rover di fianco al laboratorio e balzella leggera fino all’ingresso: al Polo Sud lunare comincia un’altra giornata di lavoro. 

Paolo Ricci Bitti

 

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