Missione oceani puliti, i progetti per eliminare l’immondizia: ogni anno 8 tonnellate di plastica in acqua

L’obbiettivo di Boyan Slat, olandese classe 1994, è ambiziosissimo. Ma si sa, ai giovani tutto è concesso: «Voglio ridurre del 90% la plastica galleggiante presente negli oceani di tutto il mondo». Per farlo ha fondato, già nel 2013, una ong che negli ultimi anni ha raccolto 30 milioni di dollari da vip e colossi tech americani, The Ocean Cleanup. Una struttura nata quando il giovane olandese è venuto a conoscenza della “Grande chiazza di immondizia del Pacifico”, quella celebre zona di oceano dove la plastica, a causa delle correnti marine, è maggiormente concentrata. The Ocean Cleanup è una ong solo nello statuto e negli obiettivi, perché per come si muove è a tutti gli effetti una start-up altamente tecnologica: Slat e i suoi hanno inventato un’imbarcazione “mangia-plastica” in grado di raccogliere e smistare i rifiuti galleggianti in mare e nei fiumi. Si tratta degli “Interceptor”: nei prossimi cinque anni vuole arrivare a costruirne mille, di varie dimensioni così da poter essere dispiegati in tutti i contesti.

IL PROBLEMA

Quella dei rifiuti galleggianti non è una questione da poco: ogni anno sono almeno 10 milioni le tonnellate di rifiuti che finiscono negli oceani. Di questi più di tre quarti è composto dalla plastica: in particolar modo contenitori (bottiglie, confezioni, etc.), seguiti da tessuti artificiali e materiali grezzi. Una quantità enorme di plastica che non viene quasi mai scaricata direttamente in mare aperto, ma che arriva attraverso i fiumi. L’ASIA Gli scienziati, fino a pochi mesi fa, erano soliti ripetere che i 10 fiumi più inquinati al mondo portavano in mare il 90% dei rifiuti: tutti corsi d’acqua concentrati in Asia, soprattutto in Cina, Filippine, Malesia e India, nei luoghi dove è diffusa una cattiva (o inesistente) gestione dei rifiuti. Un nuovo studio, più elaborato e meticoloso (pubblicato su Science Advanced dal professor Lourens Meijer), però, ribalta completamente l’equazione: 1.656 fiumi contribuiscono per l’80% all’inquinamento della plastica in mare, e i Top 10 “solo” al 18%. Ma l’Asia rimane l’indiziata principale: 44 dei 50 fiumi peggiori si trovano lì. A guidare questa infausta classifica il Pasig, fiume lungo solo 32 km che attraversa Manila: è responsabile, secondo lo studio, del 6,4% della plastica presente negli oceani.

GLI ALTRI PROGETTI

L’azione di contrasto deve essere quindi mirata ma anche capillare. A volte basta poco per fare la differenza: Seabin, inventata da due surfisti australiani e ora prodotta in Spagna, è una pattumiera da lasciare nelle acque dei porti: è in grado di intercettare bottiglie, sacchetti, sigarette e olii di scarico. A volte, invece, bisogna pensare in grande: “Manta” dell’azienda Sea Cleaners è il progetto di un’enorme barca a vela – alimentata anche a pannelli solari – che dovrebbe salpare nel 2024: sarà in grado di raccogliere fino a 3 tonnellate di rifiuti all’ora, riuscendo a estrarre dall’acqua anche detriti più piccoli di un centimetro.

IL MADE IN ITALY

Dietro le innovazioni e gli esperimenti di pulizia delle acque ci sono anche tante menti italiane. Nel Po e nel Tevere sono state posizionate delle reti per raccogliere e smistare i rifiuti galleggianti, e da poco è stata costituita una flotta di navi in grado di ripulire eventuali sversamenti nelle piattaforme off-shore del nostro Paese. C’è molto made in Italy anche dietro a Seads – Sea Defence Solutions, start-up nata da due ingegneri italiani che vivono tra Londra e New York. Le loro “blue barriers” sono dei freni intelligenti da porre in prossimità delle foci dei fiumi per sbarrare l’immondizia. Sperimentate per la prima volta a Giacarta, ora la fase di prototipazione è arrivata in Italia, e in particolare sul Lamone, che scorre tra Toscana ed Emilia-Romagna e sfocia nell’Adriatico. 

I PROGETTI ITALIANI

La barriera per il Tevere

Una grande rete, ancorata alle sponde del fiume, capace di fermare i rifiuti galleggianti prima che arrivino nel mare, e convogliarli in un’area di stoccaggio dopo può essere raccolta periodicamente. Il progetto è nato nel 2019 ed è stato realizzato dalla Regione Lazio in collaborazione con Corepla – il Consorzio Nazionale per il recupero dei rifiuti di imballaggi in plastica. Nel 2020, oltre al Tevere (nel comune di Fiumicino) ora è presente anche sull’Aniene. Nei primi sei mesi di sperimentazione una singola barriera di 44 metri è stata in grado di raccogliere 2.300 chili di rifiuti, il 34% plastica.

I sub che spazzano i fondali

Si è appena concluso il progetto “Clean Sea Life”, finanziato dall’Unione europea e realizzato dal Parco Nazionale dell’Asinara e Legambiente. Nato nel 2016, ha coinvolto e raggiunto oltre 170.000 persone. Attraverso sub, pescatori, barche, e eventi di pulizia dei fondali marini e delle spiagge sono state raccolte 111 tonnellate di rifiuti dal mare nell’Adriatico e nello Ionio. “Clean Sea Life” ha anche collaborato con autorità italiane e straniere per monitorare il caso dei “dischetti”: degli oggetti di plastica scaricati in mare da un depuratore di Paestum, hanno raggiunto le coste della Spagna.

La flotta contro gli sversamenti

È entrata in azione lo scorso febbraio una flotta di navi anti-inquinamento voluta dall’ex Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e gestita dal consorzio Castalia. Il servizio è composto in totale da 32 unità navali altamente specializzate, di cui 9 d’altura e 23 costiere, dislocate in diversi porti di tutta Italia per garantire massima diffusione, rapidità di intervento e monitoraggio della quantità e della tipologia di rifiuti. Inoltre, tra le imbarcazioni, 19 sono in azione attorno alle piattaforme off-shore: a bordo ci sono degli speciali strumenti per contrastare eventuali sversamenti di idrocarburi.

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