Tecnologia, lo scrittore Roberto Costantini: il mio cellulare vecchio di 20 anni senza Internet e wapp

«Dai, te lo mando su wapp». Ormai questa frase la sentiamo ogni giorno, chi più chi meno. Io non credo di essere l’unico, comunque non ho wapp e neanche altri strumenti simili. Il mio cellulare di oltre vent’anni fa (modello mitologico, non lo cito per evitare pubblicità) non si collega ad internet, per cui funziona solo con gli SMS, di cui non tiene neanche memoria in uscita (progettisti che sanno vivere…).

Ogni tanto qualche pezzo cede, ma ho un caro amico che ne ha fatto incetta prima che li togliessero dal mercato, per cui ormai il mio cellulare ha subito numerosi trapianti di organo. Ogni tanto qualcuno si stupisce, altri mi accusano di snobismo. Giuro che è solo bieca comodità. Ho fatto per decenni un lavoro frenetico e la tecnologia ha invaso la mia vita per motivi lavorativi oltre i limiti che io ritengo sani. La tecnologia “push” per cui ti arrivano continuamente, spesso con fastidiosi bip, messaggi e segnalazioni, non fa per me (e credo che se non esistesse staremmo tutti molto meglio). Per capirci: una cosa sono i motori di ricerca, dove sei tu che cerchi, se vuoi. Altra cosa sono coloro che ti cercano e che tra l’altro sono in grado di capire se hai letto o meno, e se hai letto e non rispondi subito…

Chiariamo: la tecnologia è fonte di benessere economico e di servizi incredibili, ma non necessariamente di benessere personale. O quanto meno, il primo elemento è oggettivo ma il secondo è soggettivo. Io non ho assolutamente nulla da ridire su chi usa ogni possibile diavoleria della tecnologia ma personalmente tra vantaggi e svantaggi continuo a vivere meglio con un minimo di isolamento. Questo rallenta non solo la frequenza dei contatti, ma anche quel botta e risposta rapidissimo che a volte ci fa anteporre la parola scritta al pensiero.

Leggi anche:

I rischi della rete e i vuoti giuridici, Matteo Grandi: i social non sono casa tua, rispettali

Social e digital, l'esperto Matteo Grandi: l'algoritmo decide per noi, ecco come salvarci

Resta poi il tema dell’intelligenza artificiale, due termini che ho qualche difficoltà ad associare, visto che considero l’intelligenza una dote innata, genetica (e come tale immeritata, come il talento calcistico o artistico), che può essere affinata ma non modificata dall’esperienza e che non si basa solo sul conoscere tutti i casi precedenti simili. Trovo certamente utile ed artificiale un apparecchio che col buio spenga la luce, ma non lo definirei intelligente. Altrimenti potremmo già chiudere diversi corsi di laurea e prepararci all’estinzione.

Ah, a causa del Covid l’azienda per cui lavoro ha inserito la necessità di un QR code sul cellulare per entrare. Per cui da pochi mesi ho uno smartphone (mah…) oltre al mio vecchio stupidphone. Uso il primo solo per entrare al lavoro, l’altro per comunicare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Potrebbe interessarti anche

Ultimi articoli pubblicati