Ogni tanto tra i visitatori c’è chi, ritrovandosi immerso in quel piccolo Eden nel cuore delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, non riesce a trattenersi. Spalanca le braccia per abbracciare uno dei tanti alberi secolari del Borgo Laudato Si’.
Querce, cedri, lecci, pini marittimi, magnolie giapponesi, muti custodi del tempo tra vigneti che digradano su roseti, serre di piante officinali, superbi giardini all’italiana. Nella tenuta papale da qualche mese, al posto delle vecchie fattorie, ha preso a funzionare un avamposto total-green d’avanguardia basato su un vecchio progetto di Francesco che voleva destinare al pubblico una parte della tenuta e realizzare una realtà ispirata all’economia circolare e all’insegnamento dell’enciclica sociale Laudato Si’ dedicata alla cura del creato e all’Ecologia Integrale.
Concetto che tradotto significa che la vita sul pianeta va sempre preservata in ogni sua forma, dal micro al macro. «Tutto è connesso, tutto è in relazione, tutto è collegato».
OPERATIVITÀ
Quando è arrivato Leone XIV ha fatto propria questa idea accelerando la messa in funzione del Borgo. Attualmente la struttura è parzialmente già operativa e con l’arrivo dell’estate entrerà in funzione persino il ristorante a chilometro zero con un menù studiato dal noto chef stellato di Chicago, Art Smith. In cucina lavorano già gli aiuto cuochi, tutti ragazzi stranieri che si sono fatti le ossa grazie a una partnership siglata con una cooperativa sociale.
In cantiere poi ci sono diversi corsi terapeutici con gli animali che popolano la fattoria papale. Per esempio un percorso di ippoterapia destinato ai bambini con patologie legate allo spettro autistico. E a curare i piccoli pazienti ci penserà Proton, l’ultimo cavallo entrato nella scuderia di Leone XIV, dono di un facoltoso allevatore polacco che, alcuni mesi fa, si è presentato in udienza tenendo l’animale per le briglie. Quando Prevost il martedì va a Castel Gandolfo per riposare, durante le sue camminate spesso si spinge a vedere personalmente come procedono i lavori al Borgo, a fare due chiacchiere con chi ci lavora e a salutare i suoi due cavalli, Proton e un andaluso chiamato Sale Rosso. Forse Papa Leone vorrebbe avere più tempo e magari montarli di tanto in tanto avendo imparato quando era missionario in Perù, così si limita a camminare nei sentieri che conducono al Borgo costeggiando le stalle dove vivono anche i due asini di Benedetto XVI e il pony di Francesco, oltre alle 50 mucche frisone che servono per il latte. Completano la fattoria un esemplare di mucca Highlander, dono di frati ucraini, una pecora Naso Nero del Vallese e una capra tibetana. Inclusione, circolarità, sostenibilità sono i pilastri sui quali poggia l’intero progetto economico strutturato nel rispetto degli standard Esg più alti. Al centro di tutto c’è il grande Dome, la struttura in cui si svolgono gli eventi, le convention, le lezioni. Da lì a raggiera partono tutte le strade interne del Borgo. Ogni centimetro quadrato ha una funzione specifica per avere un impatto ambientale pari a zero. Centinaia di pannelli solari – sui tetti e installati nelle aree limitrofe – completano il progetto green collegato alla comunità energetica dei Castelli Romani.
IL DISTRETTO
Il Borgo, infatti, è un Positive Energy Discrict voluto per produrre più energia di quanta ne possa consumare. «È una rete intelligente in cui ogni watt prodotto diventa una risorsa comune». Anche l’acqua piovana viene raccolta mediante un complesso reticolato che rende autonoma l’irrigazione delle colture nei campi e nelle serre, attraverso tecnologie smart capaci di ottimizzare i consumi. Le acque reflue, invece, sono depurate con sistemi naturali di fitodepurazione.
L’intero percorso è ispirato al principio Zero Waste, grazie ai materiali riutilizzabili, riciclati o trasformati. Prossimamente entrerà in funzione il progetto di agrivoltaico che permetterà, in parallelo, di attivare la coltivazione di frutti rossi, mirtilli, lamponi, ribes.
Il monumentale Dome tutto vetro e acciaio ospita la grande serra avveniristica che si inserisce tra le aule e una successione di spazi predisposti ad ospitare lezioni sulla cura ambientale e lo sviluppo sostenibile. Le aziende che si sono fatte avanti per i propri corsi di aggiornamento al Borgo sono già diverse. Le prenotazioni arrivano soprattutto dai grandi gruppi americani e da università cattoliche, ma non mancano anche realtà italiane. World global alliance, Intesa Sanpaolo, Stefani Llc, Deloitte, Green Hopes, Fondo Fornarcom, World Business Council for Sustainable Development, Fondazione Stefano Zorzi, l’università di Udine e quella americana Notre Dame.
«I corsi danno la possibilità di vivere un’esperienza effettivamente fuori dal comune in un intreccio di discipline economiche, natura, spiritualità» ha spiegato il vice direttore generale e amministrativo di Borgo Laudato Si’, il sacerdote italo-francese don Stefano Cascio. È lui che si occupa della quotidianità quando il direttore don Manuel Dorantes – di nazionalità messicana e statunitense – si trova in trasferta negli Usa per fare conoscere la realtà e fare fundraising.
Per le casse del Vaticano il Borgo è a costo zero: l’avvio della start-up è stato sostenuto da donatori americani visto che le uscite non sono state poche, considerando i costi fissi del personale, una sessantina di dipendenti tra impiegati, giardinieri e operai incaricati della cura quotidiana degli allevamenti e delle serre. Sulla sostenibilità futura al Borgo si respira grande ottimismo, intanto l’obiettivo è raggiungere il break-even.
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