"L’Intelligenza dell’Immaginario" Medicina, scienza, trasporti, tecnologia. «Così l'IA cambia le nostre vite»

Oggi i computer hanno sempre di più quelle che sono definite caratteristiche tipicamente umane. Sono capaci di valutare, decidere e apprendere. Ma gli algoritmi potranno mai ricreare la coscienza? 

L’intelligenza artificiale e il suo sviluppo pongono domande che toccano gli aspetti più profondi del rapporto fra essere umano e macchina. Quali sono le potenziali applicazioni dell’intelligenza artificiale? 

Un viaggio attraverso l’intelligenza dell’immaginario per approdare alle sperimentazioni nella ricerca scientifica, nella produzione industriale e nella medicina, arrivando a scoprire quanto è umana l’intelligenza artificiale. 

L’evento, in coproduzione con il Festival delle Scienze, ha avuto luogo presso la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma ed è andato in diretta streaming su tutte le testate del gruppo, giovedì 20 aprile a partire dalle ore 11:00. A moderare la giornalista Costanza Calabrese, il vicedirettore del Messaggero Alvaro Moretti e il giornalista del Messaggero Andrea Andrei. 

 

 

Il webinar

"L’umanità dell’intelligenza artificiale"

Paola Inverardi (Rettrice, GSSI): «I sistemi autonomi sono diventati sempre più sofisticati e ora prendono il posto anche di noi umani nelle relazioni. Non siamo pronti a questi cambiamenti, a questo ruolo del digitale nelle nostre vite. I sistemi programmati secondo la logica non consentono sempre delle libertà, come chi magari in ospedale vuole cedere il proprio turno a uno che ha più bisogno. I sistemi stanno prevaricando dei limiti dell'umana interazione. Parlando di sistemi digitali è importante che si parli di dignità umana. Il modello dietro ChatGPT è matematico, non è semantico. L'etica nelle macchine? Comincia nei robot, poi con i sistemi di guida autonoma. È un dibattito aperto. Bisogna capire come poter interagire con la macchina, non abbiamo nessuna possibilità di avere un'interazione alla pari. Come con i cookie, accettiamo o rifiutiamo senza sapere cosa. Io sono affascinatissima dalle macchine, l'unica preoccupazione è quella di sostenibilità: tutto questo richiede energia, è estremamente dispendioso».

Diego Ciulli (Head of Government Affairs and Public Policy, Google Italy): «L'intelligenza artificiale è molto meno quella di cui leggete nel dibattito e molto più quella che avete in tasca. È una cosa che avete già a disposizione, la stiamo già utilizzando e trasformerà molto le vite dei prossimi anni. Tanti anni fa abbiamo deciso che le tecnologie di intelligenza artificiale dovevano fare più bene che male: per esempio, se serve a bombardare un Paese farà più male che bene. Ma il dibattito sull'etica delle tecnologie è fondamentale: la generazione che verrà dopo di noi dovrà capire come utilizzare l'intelligenza artificiale senza prevaricare gli altri. ChatGPT? Credo che la normativa sulla privacy sia recente e a prova di futuro. Il principio è chiaro: le norme esistono e vanno applicate indipendentemente dalla tecnologia e quando non succede è giusto confrontarsi».

Mattia De Rosa (Solution Specialists Data & AI Director, Microsoft): «Vorremmo che questo co-pilot ci aiuti nelle operazioni di tutti i giorni. Con l'intelligenza artificiale si apriranno opportunità nuove: quando Gutenberg ha inventato la stampa si temeva che l'uomo avrebbe perso la memoria. Persone che oggi vedono questa cosa distante, potranno capirne i limiti e le opportunità. Noi italiani per il nostro modo poco strutturato di affrontare la vita, troveremo un ottimo modo per usare la tecnologia. Sui dati cerchiamo di dire con chiarezza cosa facciamo, così le persone possono accettare o meno. Noi facciamo parte di un ecosistema complesso, cerchiamo di spingere gli organi competenti a fare leggi e mettere vincoli che noi mettiamo con i nostri principi. Su ChatGPT nulla sta sfuggendo di mano: va bene discuterne, si può fare in maniera meno eclatante ma va bene anche così».

"Le frontiere virtuali della medicina"

Matteo Della Porta (Responsabile Unità Leucemie, IRCCS Istituto Clinico Humanitas & Humanitas University – Milano): «Nella ricerca l'uomo è al centro del progetto, nonostante lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Quest'anno è arrivata l'intelligenza artificiale generativa e sta cambiando il paradigma: l'AI non ci aiuta solo a estrarre dati in maniera più precisa, ma genera valore in modo originale e può definire contenuti clinici che prima non esistevano. Ora si possono creare magari pazienti virtuali per accelerare i processi dei farmaci. In pandemia abbiamo capito quanto siano importanti i tempi di approvazione di un farmaco, adesso i pazienti sono cavie virtuali che accelerano i processi e permettono alle persone di non dover fare loro stesse da cavie per farmaci che si stanno testando. Il tema della simulazione è fondamentale: creare ambienti dove c'è un apprendimento guidato dall'intelligenza artificiale offre opportunità enorme per i chirurghi e non solo. I medici però non si fidano, ma perché c'è un problema di formazione: la diffidenza della comunità medica dipende dal fatto che ci si chiede di interagire con strumenti che non conosciamo. Bisogna rivedere il percorso di un professionista clinico».

"Le applicazioni dell'immaginario"

Emanuele Calà (Vice President Innovation & Quality, ADR): «L'innovazione è fondamentale per creare nuovi servizi e garantire un'esperienza al passeggero ottimale. Tre sono i pilastri fondamentali: l'organizzazione interna, definendo il percorso di un'idea, l'innovation funnel, con un gruppo chiamato Innovation Cabin Crew che è trasversale; il secondo è l'open innovation, cercando di ingaggiare startup provenienti da tutto il mondo. Se oggi viaggiate da Fiumicino potete vedere l'innovation hub al Terminal 1 dove lavoriamo per le tecnologie del futuro. Terzo pilastro è l'ecosistema di partnership, vogliamo diventare carbon free entro il 2030, venti anni di anticipo rispetto agli obiettivi. Lavoriamo tantissimo con i giovani per alimentare la cultura dell'innovazione perché quei giovani poi ci aiuteranno a costruire l'aeroporto del futuro del 2030 e del 2040 al quale stiamo lavorando».

Giuseppe Santonato (Lead Data & Analytics, EY): «Il diktat di tutti noi quando creiamo un algoritmo è la trasparenza. Le persone devono avere fiducia. Il 2023 è l'anno delle competenze: secondo i dati dopo i 30 anni il tasso di interesse per i temi diminuisce, e noi cerchiamo l'intelligenza artificiale per arricchire il bagagliaio delle persone, i cui talenti sono al centro della nostra azienda»

 

"Il futuro delle donne è nelle STEM?"

Virginia Benzi (Ambassador @generazionestem): «Nel mondo non ci sono tante rappresentazioni femminili nella scienza. I social sono il nostro altoparlante, con tutte le contributors spieghiamo che il mondo scientifico è accessibile anche alle ragazze. C'è un gender bias, è difficile risalire alla causa del problema. A livello culturale c'è ancora molto condizionamento sociale inconscio, molti credono erroneamente che le ragazze abbiano una predisposizione diversa rispetto alle materie scientifiche».

Sara Figura (Ambassador @generazionestem): «In Generazione Stem vogliamo scardininare il falso mito che la scienza non sia per le donne. Nel futuro prenderanno piede nuove facoltà e nuove discipline, chi si laurea in quelle Stem al 90% entro i cinque anni successivi trova lavoro e sono anche tra i migliori a livello di retribuzione».

 

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