Smart city, le province più all'avanguardia delle capitali

Circa 9,5 milioni di persone. È la cifra che si ottiene sommando il numero di abitanti delle prime nove città più smart al mondo secondo la classifica elaborata dalla Imd Business School di Losanna, in Svizzera, in base allo Smart City Index 2020 (un indice che tiene conto di fattori economici, sociali e tecnologici). Ma 9,5 milioni di persone è anche il numero di newyorchesi che vivono nella Grande Mela, vale a dire nel centro urbano posto alla posizione numero 10 della classifica (dietro a Singapore, Helsinki, Zurigo, Auckland, Oslo, Copenhagen, Ginevra, Taipei e Amsterdam) e unica megalopoli nella “top ten” delle Smart City.

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LA MAPPA

 In pratica, oggi, salvo alcune legittime eccezioni, la trasformazione in città “intelligenti” sembra essere guidata dalle realtà più piccole. Una evidenza particolarmente vera in Europa. Nel Vecchio Continente infatti, spesso le Capitali sono finite dietro a centri di dimensioni minori, talvolta addirittura considerati periferici nell’immaginario collettivo. È il caso di Bilbao (24) che sta davanti di ventuno posizioni a Madrid (45) o anche di Amburgo (22) che anticipa Berlino di 16 posizioni (38) o soprattutto di Bologna (70) che precede non solo Milano (74) ma anche Roma (101). Classifica alla mano quindi, le città con meno abitanti (e con meno istituzioni dello Stato centrale al proprio interno), stanno vivendo una transizione verso il proprio assetto futuro decisamente più agevole. Hanno cioè meno difficoltà nell’adattarsi ai paradigmi delle smart city e a vivere una transizione che non è solo tecnologica (nel senso di sensori distribuiti sull’intero territorio) ma abbraccia ogni singolo aspetto della quotidianità degli abitanti. Dalla raccolta differenziata ad una corretta gestione di traffico e di energia, da un trasporto pubblico il più funzionale possibile ad un’adeguata ripartizione tra verde cittadino e palazzi, da una maggiore vicinanza della pubblica amministrazione agli abitanti fino ad una più semplice riqualificazione del patrimonio immobiliare. In altri termini, è un po’ la rivincita della provincia dell’impero sulle osannate megalopoli. Un avvantaggiarsi che è ovviamente sintomo di una maggiore agilità, ma è che è soprattutto un’opportunità da non sprecare.

 

 

LO SCENARIO

Stando ai rapporti dell’Onu e della Banca Mondiale, non solo il numero di persone che vivono in città si moltiplicherà (nel 2018 era il 55% della popolazione mondiale mentre nel 2050 sarà circa il 70%) e aumenteranno i centri urbani con più di 10 milioni di abitanti (nel 1975 erano 3, nel 1990 invece 10, nel 2018 sono stati 33 e nel 2030 saranno 43), quanto soprattutto le città più grandi diventeranno veri e propri potentati economici capaci di generare l’80% del Pil globale pur occupando meno del 2% del territorio mondiale. Città-stato a cui sarà difficile sopravvivere in termini di attrattività per risorse e investitori, oltre che, quindi, di peso specifico a livello amministrativo. Rischiano cioè di aprirsi voragini ancora più marcate delle attuali a distanza di poche centinaia di chilometri. Un processo non irreversibile che le realtà medio-piccole possono combattere, ma solo muovendosi per tempo. Cioè ora. 

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